"Nella galleria infinita di definizioni e di immagini entro cui troviamo collocata la figura di Predrag Matvejević, una mi ha colpito in modo particolare e immediato, un’immagine forte che potrebbe sembrare iperbolica ma che ben rende la forza di coinvolgimento e di rapimento che irradia dalla sua personalità e dai suoi scritti: “Matvejević è malato. Vorremmo che fosse contagioso, che regalasse un po’ della ... sua febbre alle nostre democrazie...”. “Uomo-orchestra” egli impersona un mondo, il nostro mondo: “Europa e l’altra Europa, e perfino l’intero Mediterraneo, con le sue due rive, fino al Mar Nero”. Egli "legge il mondo", direbbe Claudio Magris..."
Il testo della Laudatio è disponibile in allegato.
"L’immagine che offre il Mediterraneo non è affatto rassicurante. La sua riva settentrionale presenta un ritardo rispetto al Nord Europa, e altrettanto la riva meridionale rispetto a quella europea. Tanto a Nord quanto a Sud, l’insieme del bacino si lega con difficoltà al continente. Non è davvero possibile considerare questo mare come un «insieme» senza tener conto delle fratture che lo dividono, dei conflitti che lo dilaniano : oggi in Palestina, ieri in Libano, a Cipro, nel Maghreb, nei Balcani, nell’ex-Jugoslavia, riflessi delle guerre più lontane, quelle in Afganistan, quella ancora più vicina - in Iraq.
Il Mediterraneo conosce ben altri conflitti tra la costa e l’entroterra.
L’unione europea si è compiuta, fino a qualche tempo fa, senza tenerne conto: è nata un’Europa separata dalla «culla dell’Europa». Come se una persona si potesse formare dopo essere stata privata della sua infanzia, della sua adolescenza. Le spiegazioni che se ne davano, banali o ripetitive, non riescono a convincere coloro ai quali sono dirette. Non ci credono neanche quelli che le propongono. I parametri con i quali al Nord si osservano il presente e l’avvenire del Mediterraneo non concordano con quelli del Sud. Le griglie di lettura sono diverse. La costa settentrionale del Mare Interno ha una percezione e una coscienza differenti da quelle della costa che sta di fronte. Ai nostri giorni le rive del Mediterraneo non hanno in comune che le loro insoddisfazioni. Il mare stesso assomiglia sempre di più a una frontiera che si estende dal Levante al Ponente per separare l’Europa dall’Africa e dall’Asia Minore.
Le decisioni relative alla sorte del Mediterraneo sono prese al di fuori di esso o senza di esso: ciò genera frustrazioni e fantasmi..."
Il testo della Lectio magistralis è disponibile in allegato.