"Trasformare il riconoscimento del genocidio in una condizione dell'adesione non si risolve in un riconoscimento vero e proprio. Al contrario, ritardare l'accesso della Turchia all'Unione europea servirà solo ad ostacolare il progresso di democratizzazione del paese. Una Turchia veramente democratica sarebbe in grado di riconoscere il genocidio spontaneamente. Inoltre, il riconoscimento delle ingiustizie storiche non è mai stato una condizione necessaria per l'adesione. Quello che non viene richiesto agli altri membri dell'Ue non dovrebbe essere richiesto alla Turchia".
Stupisce associare queste parole alla figura intellettuale di Taner Akçam, il primo storico-sociologo turco ad usare la parola "genocidio" riferita ai fatti del 1915, e per questo più volte additato come traditore. Primo, ma non unico, fra coloro che risiedono all'estero ma anche in Turchia e che premono da anni per aprire un dibattito sul tema che, in occasione della recente Giornata della Memoria, è tornato sulle pagine anche dei giornali italiani...
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