PERIODICO DEL DIPARTIMENTO DI RICERCHE EUROPEE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
Numero
17
Beslan, 10 mesi dopo
Archivio
Anna Gaggero
Era il primo settembre, primo giorno di scuola per centinaia di bambini osseti, quando i terroristi ceceni del leader separatista Shamil Basayev fecero irruzione nella scuola di Beslan e presero in ostaggio 1200 persone ammassandoli uno vicino all’altro nei locali della palestra.
Dopo 52 ore e scontri tra le forze di sicurezza russe e i terroristi si sono registrate 331 vittime, delle quali 171 bambini.
A distanza di 10 mesi, su invito della Caritas Italiana, dal 24 al 29 giugno scorsi sono venuti in Italia sua Eccellenza Feofan Azhurkov, Vescovo della regione di Stavropol’ e di Vladikavkaz, Padre Vladimir,  parroco ortodosso di Vladikavkaz (capitale dell’Ossezia del nord e a 25 km di distanza da Beslan), e il direttore della Caritas Vladikavkaz, Sergej Basiev.
Percorrendo alcune delle diocesi italiane che si sono distinte per aver dato un aiuto particolarmente generoso alla popolazione di Beslan, la loro visita è stato un segno importante che testimonia non solo la collaborazione che sta nascendo tra la Caritas Italiana e la Caritas locale, ma è segno di una vicinanza soprattutto tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica.
“Nei mesi successivi alla tragedia ci siamo mossi per vedere in che modo potevamo aiutare i bambini scampati alla tragedia e la popolazione coinvolta e sconvolta dalla disumanità di quell’atto” spiega Terry Dutto, incaricato della Caritas Italiana. “Dalla prima visita compiuta a Beslan e nella vicina Vladikavkaz si è venuti a contatto con una realtà sociale bisognosa; ci si è accorti della fragilità delle istituzioni sanitarie e della forte rivalutazione di cui necessita la struttura scolastica. Ci siamo però anche accorti, lavorando a fianco alla Caritas locale, dell’unità di intenti tra la Caritas e la chiesa ortodossa.
La visita che abbiamo voluto organizzare vuole essere un modo per rafforzare e rendere visibile questa comunione”.
Il vescovo Feofan, durante vari incontri, ha più volte ribadito: “Spesso si sottolineano gli aspetti che separano le due religioni cristiane. Certamente esistono alcune differenze, ma l’aiuto che ci è stato dato dopo la tragedia è un segno tangibile che noi cattolici e ortodossi siamo fratelli. La tragedia ha unito le nostre Chiese. A Beslan la chiesa cattolica lavora insieme a quella ortodossa per aiutare la popolazione.

Eccellenza, come ricorda il terribile evento che ha sconvolto la città di Beslan?
La mia vita è divisa in due: “prima” e “dopo” la tragedia.
Appena saputo dell’atto terroristico sono giunto a Beslan. Sono stato vicino alla gente per tutte le 52 ore del sequestro. Ho tenuto in braccio bambini feriti, altri ormai senza più vita, quando a due metri di distanza da me sparavano. Ma la scena che mai potrò dimenticare sono i bambini che, cercando di fuggire dalla scuola, sono stati colpiti alle spalle dai proiettili dei terroristi.

Come è la situazione a Beslan 10 mesi dopo la tragedia?
Quando si parla della tragedia di Beslan si contano di più di 300 morti e più della metà bambini. Ma in questi numeri non sono incluse tutte le persone che hanno sofferto e che ancora oggi soffrono la morte di uno o più figli o parenti. Tutta la popolazione è ancora immersa nel dolore.
Solitamente quando succede una tragedia l’opinione pubblica rimane colpita e commossa. Poi nel mondo subentrano altre emergenze che in qualche modo fanno dimenticare la precedente. Così è successo anche per Beslan. Ormai le televisioni non ne parlano più.
Io vorrei, però, esprimere tutta la mia riconoscenza al popolo italiano che, più di altri, ha accolto la tragedia e il dolore di Beslan come fosse il proprio. Hanno guardato a quelle piccole vittime come fossero i loro bambini. Voglio ringraziare tutti non solo per l’aiuto concreto che avete dato in questi mesi, ma soprattutto per il sostegno, la solidarietà, la vicinanza e l’amore che ci avete trasmesso. Non si aiuta infatti semplicemente donando dei soldi.

Quali interventi concreti state portando avanti?
Grazie all’aiuto ottenuto tramite la Caritas Italiana abbiamo potuto acquistare le apparecchiature e la strumentazione adatta per curare tutti quei bambini che hanno i timpani rotti a causa delle esplosioni che sono avvenute nella scuola. E’ stato possibile acquistare anche le medicine che non avevamo e alcuni computer per la scuola di Beslan.
Abbiamo anche un altro grosso progetto: la costruzione di un centro di riabilitazione dove tutti quei bambini che sono rimasti traumatizzati dalla tragedia possano trascorrere qualche giorno, riacquistando pian piano la tranquillità e serenità perduta.
Per fare questo abbiamo previsto che vengano creati degli spazi dove i bambini possano impegnarsi in laboratori manuali (lavorare il legno, fare mosaici…) seguiti da psicoterapeuti, ma soprattutto svagarsi all’aria aperta. A tale scopo il centro, le cui fondamenta sono già state poste, sorgerà in un luogo immerso nella natura e non lontano da un monastero ortodosso femminile. In questa maniera i bambini e le loro famiglie, se lo desidereranno, potranno partecipare alle celebrazioni e ritrovare pace nella Fede.
Il centro vuole essere un segno concreto e soprattutto duraturo dell’aiuto che si vuole dare a tutte le persone toccate dalla tragedia, le quali hanno paura di venire dimenticate e lasciate sole nel loro dolore.

Quali sono le vostre speranze per il futuro?
Il rapporto che stiamo portando avanti con la chiesa cattolica e con la Caritas è già un segno positivo per il futuro, anche se nasce da un fatto di morte.
Bisogna guardare avanti con ottimismo. Sicuramente il terrorismo spaventa tutti. Quello che dobbiamo fare è però condannarlo con voce unanime e combattere insieme questa piaga.
Come si può dire che si lotta per la libertà quando si uccidono i bambini?
La cosa più importante, però, ora è guardarci da una rabbia incontrollata. Da questi misfatti non deve nascere in Ossezia una contrapposizione di carattere etnico. Non si può mettere sullo stesso piano un bravo e onesto musulmano con un terrorista. La ragione deve predominare sui sentimenti.
Non è la vendetta, ma l’amore che può lenire le ferite di chi ancora oggi si trova nel dolore e i  gesti concreti di vicinanza e di condivisione che ci avete manifestato e ancora oggi ci state donando, sono segni importanti per la nostra speranza futura.
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