PERIODICO DEL DIPARTIMENTO DI RICERCHE EUROPEE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
Numero
17
Intervista all’Arcivescovo di Belgrado Monsignor Hocevar: “Trasformiamo il mondo dei conflitti in un mondo di complementarietà”
Emanuela Fratoni
Giovedì 28 aprile alle ore 15 presso l’aula 2 dell’Albergo dei Poveri ha avuto luogo il secondo incontro del ciclo di Seminari “Balcani tra passato e presente” sul tema “I Balcani tra democrazia e nazionalismi”, organizzato dall’Arcidiocesi di Genova Caritas Diocesana e dal Dipartimento di Ricerche Europee dell’Università degli Studi di Genova.
All’incontro, moderato da Silvio Ferrari, docente di Lingua e Letteratura Serba e Croata dell’Università degli Studi di Genova, è intervenuto Mons. Stanislaw Hocevar, Arcivescovo di Belgrado e Tatyana Sekulic, scrittrice e ricercatrice presso l'Università di Milano "Bicocca". Tatyana Sekulic, autrice del volume Violenza etnica. I Balcani tra etnonazionalismo e democrazia (Roma, Carocci, 2002), ha dato un importante contributo al seminario portando la sua testimonianza di nativa croata e di sociologa antropologa. Attraverso analisi puntuali ha illustrato la difficoltà  della “mescolanza etnica” che così profondamente caratterizza il suo paese e ha raccontato il dramma della “pulizia etnica” e del “ritorno delle minoranze”, spiegando le immense difficoltà che devono affrontare i profughi al ritorno nelle loro terre per veder riconosciuti i fondamentali diritti civili.
Mons. Hocevar ha raccontato la sua infanzia e giovinezza in un paese così difficile, il suo ingresso in seminario reso possibile dall’aiuto dei frati salesiani e la progressiva maturazione dei valori del perdono e della riconciliazione, valori dei quali si fa testimone attraverso la sua attività pastorale. L’Arcivescovo ha sottolineato l’importanza dei giovani nella visione equanime della storia affinché ogni particolarismo sia compreso e superato; con parole toccanti ha espresso la necessità  di “cercare nella diversità ciò che unisce, in vista di un’Europa davvero unita”.
I territori balcanici  sono una realtà molteplice e complessa dal punto di vista storico, culturale e religioso, solo con un atteggiamento di apertura e di accoglienza è possibile comprendere nel profondo e instaurare un vero rapporto di collaborazione teso al bene comune. Mons Hocevar è promotore e protagonista del dialogo tra  Chiesa  Cattolica e Chiesa Ortodossa,  nel suo ruolo di Arcivescovo è impegnato a creare una via comune di intenti cristiani, per “procedere insieme al fine di creare  una comunicazione culturale che permetta la complementarietà”. Nel discorso ha ribadito il suo impegno alla pacifica convivenza con la religione musulmana, così presente nel suo paese, e citando le parole di Giovanni Paolo II ha spiegato la “Creazione di una nuova antropologia, basata su una nuova visione dell’uomo in Comunità”, creazione realizzabile solo se gli uomini, tutti gli uomini, cercano nel proprio cuore questa esigenza di comunione con gli altri: “Noi viviamo in un’unica casa e nessuno può salvare se stesso senza salvare i vicini”.


Monsignor Hocevar ha avuto la cortesia di concedermi una breve intervista di cui riporto i passi salienti:

Monsignor Hocevar, qual è la sua posizione di fronte alla tendenza a collegare le guerre balcaniche degli anni ’90 alle diversità religiose e etniche? Pensa che queste diversità siano state il fattore principale del conflitto o abbiano avuto un ruolo secondario e siano state utilizzate come giustificazione alla violenza?  

La situazione balcanica è molto complessa, non si tratta solo delle differenze confessionali, ma di una mescolanza di varie culture, lingue, mentalità, psicologie. Solo cercando di comprendere questo si possono individuare le diverse cause dello scontro. Non dobbiamo dimenticare che queste erano le vere zone di confine tra oriente e occidente e che attraverso i secoli si sono create tante diverse forme di vita, tanti diversi processi di vita, e nello stesso tempo con l’organizzazione dell’Europa moderna questa area era relegata alla “periferia dell’Europa”. Nessuno può dire precisamente la causa di questi conflitti, senz’altro possiamo coscientemente dire che le varie confessioni non hanno invitato al conflitto, anzi i rappresentanti delle varie comunità religiose si sono incontrati molte volte pacificamente. Ma proprio i fattori di “mescolanza”, “sentirsi confine”, “periferia”, hanno causato questo odio, soprattutto per la mancanza di cultura, nel senso di incapacità degli individui di regolarsi gli uni nei confronti degli altri in questo momenti di grande transizione. È così che si è creata la paura dell’altro e infine un odio così radicato.

Lei è stato ed è tuttora uno dei grandi protagonisti del dialogo tra le diverse comunità religiose, in particolar modo tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, quale può e deve essere il ruolo dei cattolici ad esempio nei confronti dell’Islam?

Prima di tutto quando si parla di dialogo, bisogna sottolineare l’importanza di dialogo autentico. Autentico vuol dire prima di tutto ascoltarsi a vicenda, rispettarsi, scoprire gli autentici valori dell’una e dell’altra parte, sviluppando tutto ciò che c’è di positivo.
Senz’altro questo è molto più facile all’interno della cristianità che tra cristianità e mondo islamico. Noi abbiamo un progetto ben preciso di dialogo tra chiesa cristiana e ortodossa, mentre questo iter non è ancora ben definito con il mondo islamico, sicuramente come chiesa cattolica di Serbia e Montenegro abbiamo cominciato questo dialogo che è necessario. Per perfezionare questo dialogo bisogna seguire dei criteri quale ad esempio l’importanza dell’informazione. È fondamentale per noi informarci sull’Islam e capire cosa si è cercato di fare nel mondo per promuovere questo dialogo e parlare sempre in una dimensione positiva, cioè comunicare ricercando il senso dei valori comuni, come il senso della comunità, il senso di Dio e della preghiera. Comprendendo questi  valori e riconoscendoli come comuni, lavorando insieme (ad esempio nelle scuole) e soprattutto parlando positivamente anche delle altre comunità religiose è possibile una strada per il dialogo e il confronto. Io credo che solo attraverso il dialogo è possibile creare un’Europa davvero unita. La chiesa ha il compito di portare la sacralità, la trascendenza, il mistero, la preghiera, ma allo stesso tempo la chiesa deve accompagnare lo sviluppo storico e sociale, deve avvicinare la sua ricchezza alla gente attraverso la comunicazione e il dialogo. Un dialogo non tecnico, diplomatico o politico, ma un dialogo esistenziale.

Cosa può fare il mondo della cultura, ad esempio il mondo accademico, per promuovere questo dialogo?

Io credo che il mondo della cultura debba avere un senso di ammirazione. Ammirazione a tutti i livelli. Studiando la fisica, la chimica, la natura, noi possiamo riscoprire un mondo ricco e in continua trasformazione; studiando l’arte, la letteratura e la storia, noi scopriamo la complessità e la bellezza delle vicende umane. Se ci avviciniamo con un animo di ammirazione e di stupore per quanto di bello è stato creato e fatto, possiamo scoprire e valorizzare tutti gli elementi che incontriamo. Con questo atteggiamento è possibile riconoscere e capire il nostro ruolo nei confronti di noi stessi e degli altri, promuovere la continuità ed entrare più facilmente in armonia con questa realtà, scoprendo la meravigliosa complessità della vita e della nostra individualità. Così ogni professore, ogni artista, ogni studente, comprendendo profondamente la complessità e la bellezza, può trovare la sua vocazione; secondo me questo è importante oggi: scoprire la propria vocazione.
Come disse Paolo VI: “Ogni vita significa una vocazione”, e quando dentro la complessità della vita si scoprono i propri valori e il proprio sentire, allora è il momento concreto di crescere e agire. In questo senso quindi la cultura può, nell’ammirazione del creato, accrescere questa ricchezza e trasformare il mondo dei conflitti in un mondo di complementarità. Solo con una forte autocoscienza e con un senso di complementarietà possiamo dunque inserirci all’interno dei conflitti e trasformarli; ritengo che proprio il mondo della cultura e dell’università sia importante per la diffusione di un messaggio di bellezza e di pace.
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