PERIODICO DEL DIPARTIMENTO DI RICERCHE EUROPEE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
18/11/05
Numero
19
Archivio
Il caffè del Nicaragua a Genova
Come ogni anno, la cooperativa genovese La Bottega Solidale rilancia la rassegna “Cibo per la Mente” con una serie di appuntamenti che ci ricordano un modo più critico e giusto di consumare. Venerdì 18 e sabato 19 novembre era presente a Genova José Talavera, vicepresidente della cooperativa nicaraguense Soppexcca, della città di Jinotega, 168 km a nord della capitale Managua. Jinotega, chiamata “La Capitale del Caffè del Nicaragua”, è anche il nome della regione, dove si produce il 65% del caffè nazionale.
La cooperativa Soppexcca è un consorzio di 15 diverse cooperative che contano attualmente 650 piccoli produttori di caffè, ognuno dei quali è proprietario del suo appezzamento di terra e vende direttamente alla Cooperativa. Questa a sua volta, senza passare attraverso intermediari, vende direttamente a diversi compratori riducendo così i costi ed aumentando i guadagni dei piccoli produttori.
Dal 60 al 70% del caffè prodotto da Soppexcca viene venduto all’interno della rete del Commercio Equo e Solidale europeo e nordamericano (cinque importatori sono europei e due sono statunitensi). “Fin dalla nascita della cooperativa nel 1997 abbiamo offerto il nostro caffè ad importatori del commercio equo europeo come CTM Altromercato in Italia o Gepa in Germania; loro sono contentissimi del nostro caffè e noi gli resteremo sempre fedeli ". José ci spiega che alla cooperativa non importa accettare offerte maggiori da altri produttori ma piuttosto preferisce un rapporto di fiducia e di continuità con i compratori di sempre. È quello che possono offrire le reti di commercio equo, che oltre all’acquisto dei prodotti del sud del mondo promuovono giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l'ambiente e crescita di consapevolezza sociale e politica, soprattutto garantendo ai lavoratori una giusta retribuzione per il lavoro svolto, che permette loro di condurre una vita dignitosa nel proprio paese.
Come fa il commercio equo a garantire una giusta retribuzione? Semplice, pagando un prodotto con il suo giusto prezzo.
“La vendita al commercio equo garantisce al produttore un guadagno di circa 20 dollari in più al quintale, rispetto al mercato normale. Per questo sempre più produttori ci chiedono di entrare a far parte della cooperativa e da noi le porte sono sempre aperte: dagli iniziali 250 produttori siamo passati in otto anni agli attuali 650”. José però ci tiene a precisare che ogni nuovo produttore deve essere consapevole della strada intrapresa. La produzione di caffè della cooperativa Soppexcca si basa infatti su due principi fondamentali: il caffè deve essere un “caffè di qualità” che garantisca l’eccellenza del prodotto sia per l’esportazione che per il mercato interno. Il processo di controllo è molto accurato, tanto che ci sono produttori che non vogliono entrare nella cooperativa proprio per questo. Sarebbero chiamati ad un lavoro extra che per vendere sul mercato normale non è invece richiesto.
All’interno della struttura della cooperativa esiste anche un Comitato di Controllo: ogni anno questo riceve le visite di controllo da parte della Fairtrade Labelling Organization (FLO) che rilascia la cosiddetta FLO-Certificación, uno dei marchi di qualità per i prodotti “FairTrade”.
La FLO controlla tutto: i documenti della cooperativa, i locali della cooperativa, i processi produttivi del caffè ed il rispetto dei requisiti del commercio equo.
Il secondo principio è quello del “caffè sostenibile”, la cui produzione sia pensata sul lungo periodo e preveda una diversificazione della restante produzione agricola per far fronte alle oscillazioni del prezzo del caffè sul mercato internazionale, sia rispettosa dell’ambiente e della vita del produttore. Una delle finalità più importanti della cooperativa è infatti quella di garantire il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei piccoli contadini, anche attraverso un’adeguata istruzione: “grazie agli aiuti della cooperazione internazionale ed alla vendita al commercio equo siamo riusciti a costruire diverse scuole, nelle comunità di “Sierras Morenas” e “Los Alpes”; per noi è molto importante che sia i bambini che gli adulti ricevano un’educazione. Attualmente garantiamo tutte le classi della scuola primaria, e contiamo sul fatto che i giovani d’oggi prendano il nostro posto alla guida della cooperativa e che in loro continui a crescere la coscienza dell’importanza di mantenere produttiva la loro terra madre”. Un buon esempio di responsabilità sociale.
Altro obiettivo fondamentale è quello di riconoscere il giusto ruolo sociale, politico ed economico alle donne della comunità: degli attuali 650 piccoli produttori il 40% sono donne. Al momento della consegna del prodotto alla cooperativa si separano i campioni di caffè prodotto dalle donne da quello prodotto dagli uomini. In passato il ruolo della donna è sempre stato marginalizzato e tenuto nascosto: oggi invece si cerca di renderlo visibile proprio in questo modo. Separare il caffè prodotto dalle donne da quello prodotto dagli uomini serve a capire quante donne lavorano e quanto sta aumentando il loro grado di coscientizzazione. Ma soprattutto alla cooperativa serve per capire quante donne ancora possano e debbano accedere al credito. Il credito della cooperativa non si limita comunque alla produzione del caffè: “oltre che l’accesso al credito per la produzione del caffè, alle donne così come agli uomini si cerca di facilitare la produzione di altri prodotti per l'autosostentamento familiare”.
Il coinvolgimento delle donne nella produzione del caffè è molto alto: tale importanza viene premiata ogni anno con il concorso “Tazas de Excelencia” che premia i migliori produttori di caffè del paese. Nel 2004 una socia della cooperativa ha ottenuto il 4 posto. Un ottimo traguardo per Soppexcca.
José è orgoglioso di presentarci i grossi passi avanti della sua cooperativa, tuttavia lamenta un totale disinteresse da parte dei governi nel sostegno alle cooperativa agricole. A livello nazionale manca infatti un vera e propria politica del caffè: “quello attuale ha varato ultimamente una nuova legge, la legge 499, dicendo che avrebbe aiutato e supportato il movimento cooperativo, ma in realtà non è stato fatto ancora nulla. Di sostegno al nostro lavoro questa legge non ne parla proprio, anzi noi crediamo che sia piena di ostacoli che non fanno altro che indebolire il movimento cooperativo. Si sarebbe dovuto creare a livello nazionale un Istituto di Sostegno al Movimento Cooperativo ma ancora oggi non si è fatto nulla”.
È lo stesso disinteresse mostrato dai governi liberali, dagli anni novanta ad oggi, di fronte al problema dei “bananeros” vittime, nei grandi feudi delle multinazionali della frutta, dell’utilizzo di diserbanti e pesticidi come il Nemagón.
Lo scorso 11 agosto il giudice del tribunale del lavoro della provincia di Chinandega, Socorro Toruño Martínez, ha stabilito un risarcimento di circa 100 milioni di dollari per 150 ex coltivatori di banane della zona ovest del paese: “i bananeros continuano a manifestare e a fare scioperi della fame davanti al palazzo del parlamento, ma per quanto ne sia a conoscenza io fino ad oggi non c’è stato nessun risarcimento”.
La forza di certe multinazionali come la Dole, la Standard Fruit, Dow Chemical, Occidental Chemical Corporation o la Shell sembra essere ancora molto forte, e tutto ciò per permettere a noi occidentali di pagare un prodotto (che non appartiene alle nostre terre) ad un prezzo che non sarebbe sicuramente così basso se fosse coltivato dai nostri agricoltori.
L’esperienza di José e degli altri 649 piccoli produttori di Soppexcca ci aiuta a riflettere. (Marco Coscione)
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