PERIODICO DEL DIPARTIMENTO DI RICERCHE EUROPEE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
25
Marco Coscione
Santiago del Cile
La marcia dei “Pinguini” per un’educazione degna
Era il lontano marzo 1990, la dittatura militare era agli sgoccioli. Mancava solo un giorno all’inizio del primo governo della Concertación, ma il vecchio Pinochet volle lasciare il segno, e lo fece nell’ambito che più di tutti è in grado di porre le basi del futuro di un paese. Il 10 marzo la giunta approva la cosiddetta “LOCE”, Ley Orgánica Constitucional de Enseñanza, con gli applausi della destra, dell’Opus Dei, dei  Legionarios de Cristo e del patronato.
La LOCE è l’emblema del liberismo in materia d’educazione: annulla il ruolo dello Stato nel sistema educativo, esalta la “libertà d’insegnamento” scordandosi del diritto ad un’istruzione degna e giusta, trasforma l’educazione in un settore qualsiasi dell’economia cilena lasciando sempre più spazio alle leggi del mercato che in teoria, grazie alla concorrenza, avrebbero dovuto migliorare la qualità dell’insegnamento. Tutto da rifare...
La modifica della LOCE è al centro del programma che ha mobilitato gli studenti di tutto il paese, in questo maggio infuocato. Le altre richieste riguardavano la gratuità del pase escolar, la tessera scolastica che permette agli studenti di avvalersi dei mezzi pubblici a prezzo ridotto; la gratuità di tutti gli spostamenti con i mezzi pubblici per gli studenti della scuola dell’obbligo; la gratuità del PSU (Prueba de Selección Universitaria, prova generale di selezione per l’iscrizione all’università, che attualmente ha un costo di 30 euro) per tutti coloro che vivono in situazioni economiche difficoltose; il rifiuto della “JEC”, la Jornada Escolar Completa, il cui obiettivo era quello di togliere i ragazzi dalla strada anche al pomeriggio. Tuttavia, la JEC non funziona: le scuole non hanno le strutture adatte per mantenere i ragazzi tutto il giorno impegnandoli con attività didattiche alternative o dandogli la possibilità di studiare, utilizzare le biblioteche o l’attrezzatura informatica necessaria. La quinta richiesta riguardava l’abrogazione della LOCE e dell’educazione “mercantilistica” che si è radicata in Cile. Per gli studenti deve essere riaffermato il diritto all’istruzione e questo deve prevalere sulla libertà d'insegnamento! La LOCE, infatti, pone pochissimi limiti ad una qualsiasi persona che intenda fondare una scuola: l’apertura di una scuola è diventata come l’apertura di un’impresa, sulla quale chiaramente si può speculare.
Ebbene, il 10 maggio scorso sono cominciate le manifestazioni e le occupazioni ed è entrato in scena anche l’apparato repressivo degli uniformados, quelli in uniforme (i carabinieri), che si sono scontrati con altri “uniformati”, los pingüinos, i pinguini (gli studenti).
Perché li chiamano così? Le strane uniformi che gli studenti della scuola dell’obbligo indossano li fanno sembrare dei pinguini, soprattutto quando escono da scuola e si radunano tutti insieme alle fermate degli autobus. Perché indossare delle uniformi? La risposta al primo interrogativo ci rammenta che l’obiettivo dell’uniforme è quello di rendere tutti i ragazzi uguali, cercando così di non differenziare tra un figlio della Santiago bene ed uno de La Pintana, uno dei quartieri più poveri e problematici della città. Poi, ci si rende conto che è soltanto una grande ipocrisia. Ogni scuola ha una divisa diversa e quindi già si traccia una differenza tra le scuole più ricche, che sfoggiano divise all’ultima moda con il nome ben cucito a caratteri dorati, e quelle più povere che spesso non hanno neppure una divisa e che semplicemente costringono i propri alunni a comprarsi camicia bianca (almeno cinque perchè si sporcano subito) e pantaloni grigi. La spesa per le famiglie non è trascurabile. La seconda differenza la fanno gli oggetti personali: scarpe, braccialetti, orologi, calze, occhiali, cappellino, zaino, telefonino, eccetera. Da questi accessori si distingue veramente tra chi proviene da una famiglia povera e chi da una ricca o media. E allora, perché si continua ad indossarle? Forse perchè il problema è quello di vederli e mantenerli “uniformati”. Che cosa può significare una parola così in una società che ha vissuto 17 anni di dittatura e che ancora oggi, dopo 16 anni di democrazia, o chiamata tale, non ha rimosso molto di quello che la precedente giunta ha lasciato? L’uniforme può significare la volontà stessa di inquadrare gli studenti, e quindi l’educazione, dentro schemi prestabiliti dai quali non si può scappare?
Quando la presidenta Bachelet, nel suo primo discorso ufficiale in Parlamento del 21 maggio scorso, affermò con risolutezza che non avrebbe “tollerato vandalismi, danneggiamenti alle cose, intimidazioni alle persone e che avrebbe applicato con rigore la legge”, aveva ancora sotto gli occhi le immagini degli scontri del primo maggio ed i 1.200 arresti per la prima grande manifestazione studentesca. Ma non immaginò che le sue parole avrebbero potuto scatenare l’effetto contrario: centinaia di licei occupati o autogestiti e non solo nella capitale, ma in tutte le regioni; l’appoggio dei genitori che portano da mangiare ai figli, la solidarietà dei professori e codocenti ed il grande apporto degli studenti e professori universitari.
Anche per i professori c’è molto da cambiare. Solo per fare un esempio, il Cile compare al dodicesimo posto nella lista dei paesi dove ci sono più alunni per professore: 33 ogni professore, rispetto ai 54 dell’Etiopia, ai 45 dell’Eritrea, ai 46 del Malawi, ai 43 di Nepal e Nigeria, ai 42 del Gambia, ai 37 di Pakistan e Filippine ed ai 34 di Congo, Zambia e Togo. Il Brasile e l’ Argentina, solo per citare due grandi vicini, riportano rispettivamente 19 e 17 alunni per professore.
Quella dello scorso martedì 30 maggio è stata la più grande manifestazione della storia del movimento studentesco delle scuole secondarie, che va a sommarsi a quelle degli anni ’80 contro la dittatura militare: più di seicentomila studenti sono scesi per le strade, lasciando moltissimi altri nelle scuole in difesa delle occupazioni. Santiago, Valparaiso, La Serena, Concepción, Osorno e altre città ancora. Questa volta,  più di 700 giovani sono stati fermati; 500 nella sola Santiago e si è registrato un utilizzo sconsiderato della forza e dei metodi repressivi da parte degli altri uniformados, quelli vestiti di verde, anche contro la stampa e le televisioni. A tal punto che la stessa presidenta, innervosita dalle immagini di brutalità (e forse anche da una lettera dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu, che da Ginevra chiedeva spiegazioni sulle violenze subite dai manifestanti ed in particolare da tre ragazzine abusate sessualmente in un commissariato della municipalità di Puente Alto), ha dovuto esternare la propria “indignazione” e premere per la rimozione del coronnello Osvaldo Jara, il prefetto a capo delle Forze Speciali dei Carabinieri: “forze dell’ordine” che ancora oggi agiscono secondo una logica militare e di repressione di un non ben identificato “nemico interno”.
È un duro colpo per il governo: inizia la marcia dei pinguini, l’attesa è finita, così come l’“uniformità” che quotidianamente indossano.
Giovedì primo giugno la Bachelet reagiva con decisione, e con i suoi modi da “mamma latinoamericana” rispondeva alle richieste degli studenti. L’offerta era allettante: 200 mila nueve razioni alimentarie nel 2006 e 300 mila nel 2007; un piano di ristrutturazioni e rinnovamenti delle infrastrutture scolastiche in circa 520 scuole con giornata scolastica completa; il pass scolastico gratuito per l’80% più povero della popolazione ed utilizzabile tutti i giorni della settimana, 24 ore su 24. Ne gioveranno circa 490 mila studenti. Per quanto riguarda il rimborso dei tirocini formativi per gli studenti delle scuole tecniche e commerciali, la presidenta ha affermato che invierà al Congresso “un progetto di legge che stabilisca una remunerazione, per i tre mesi di durata del tirocinio”, per circa 70 mila studenti l’anno. Nel piano del governo rientra anche la gratutà della PSU per l’80% dei giovani che più ne hanno bisogno, il cui numero è stimato intorno ai 155 mila studenti. La Bachelet è inoltre intenzionata a creare una commissione incaricata di controllare la qualità dell’istruzione ed un consiglio ad hoc per riesaminare la LOCE e la JEC. Non si parla invece di rivedere la decentralizzazione del sistema scolastico, che di fatto ha creato scuole di serie A e scuole di serie B. Lo scoglio più grande, che ha portato gli studenti a rifiutare le proposte della presidenta, riguarda la gratuità dei mezzi di trasporto. Per il governo, i costi sono troppo alti “circa 166 mila milioni di pesos all’anno, e ciò è equivale a 33 mila case popolari o la copertura sanitaria per 230 mila bambini neonati”. “É molto costoso – ha aggiunto la Bachelet – e il mio dovere è quello di intervenire il più possibile anche in altri settori”. Tuttavia, ci sarà un aumento del “sussidio familiare” del 25%, a partire del 2007, per circa 970.000 persone.
Ripetendo che questo è il “massimo sforzo” che il governo potesse fare, il ministro dell’economia, Andrés Velasco, ha spiegato come nel 2006 queste proposte significheranno 31 mila milioni di pesos addizionali di investimenti nell’istruzione e 72 mila milioni nel 2007. È davvero così difficile spendere di più a favore di questo settore? Il costo delle richieste degli studenti raggiungerebbe i 250 milioni di dollari, cifra doppia rispetto all’apporto all’istruzione promesso dalla Bachelet nel discorso presidenziale.
Eppure, le risorse ci sono. Il prezzo del rame è così alto che le eccedenze derivate dalla sua vendita hanno raggiunto cifre mai viste... ma il paese approfitterà di questa eccezionale prosperità? No. I richiami della presidenta Bachelet alla prudenza nella gestione di queste entrate addizionali hanno fatto esultare soltanto gli imprenditori cileni che, ancora una volta, vedranno fruttare queste eccedenze in investimenti all’estero. Eppure, con una parte di queste ulteriori risorse il paese potrebbe ricomprare molte di quelle imprese che un tempo erano pubbliche, che la giunta militare ha svenduto e che oggi rappresentano un gran bell’affare. Solo per citarne alcune, le compagnie elettriche, telefoniche o dell’acciaio.
Ma soprattutto potrebbe aiutare il Cile ad incamminarsi verso un’economia meno diseguale (secondo i dati dello Human Development Report 2005, del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, il Cile è il dodicesimo paese al mondo per disuguaglianza, ossia per divario tra ricchi e poveri) anche attraverso un riforma del sistema educativo.
Il movimento dei pinguini ha trascinato con sé tutta l’opinione pubblica, spostando l’educazione dal dimenticatoio al centro dell’agenda politica e costringendo il governo alla prima crisi, che vede come attore principale il ministro dell’istruzione Zilic. Solo il protagonismo di “mamma Bachelet” ha saputo riportare la calma tra le file della Concertación.
Gli studenti hanno dato prova di grande maturità e di un’ottima organizzazione, nonostate alcune mosse del governo e dei mass media abbiano cercato di dividerli all’interno. Ora parteciperanno, con sei membri, al Consiglio Presidenziale chiamato a ricostruire un sistema educativo degno e di qualità per il paese. Nonostante le loro richieste andassero ben oltre, i pinguini hanno dovuto sottostare alle regole del gioco, mettendo in evidenza un’inevitabile inesperienza quando si tratta di lavorare sotto forti pressioni politiche. È normale, bisognava aspettarselo.
Cammino per l’Alameda, l’arteria principale di Santiago, e leggo molti striscioni e cartelli... la frase più ricorrente è: “¿BACHELET, ESTÁS CONMIGO?” (Bachelet stai dalla mia parte?). Non posso dimenticare lo slogan della campagna elettorale della candidata socialista: Estoy contigo, sono dalla tua parte... ma dalla parte di chi?
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