PERIODICO DEL DIPARTIMENTO DI RICERCHE EUROPEE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
Numero
25
Università e ricerca, quale futuro?
Paola Picollo
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.  Questo afferma l’art. 33 della Costituzione italiana. Ed è a questo diritto che il programma politico del ministro per l’Università e la Ricerca, Fabio Mussi, cercherà di ispirarsi costantemente nella sua azione politica.
Così esordisce il ministro Mussi, di fronte agli studenti e ai ricercatori che si sono riuniti per incontrarlo nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Genova, nel pomeriggio dello scorso 19 giugno, grazie ad una iniziativa promossa dalla Sinistra giovanile.
L’Università e la ricerca italiana sono in crisi. Sollecitato da studenti, docenti e ricercatori, l’on. Mussi non nasconde le preoccupazioni e le difficoltà nel trovare risposte convincenti e nel fornire proposte concrete per cercare di porre rimedio ad una situazione di confusione e di instabilità; di precariato e di frustrazione.
E’ necessario fare in modo che l’Università diventi una Università per gli studenti; sia resa accogliente; strumento reale di promozione dell’uguaglianza delle opportunità; di crescita e formazione per una certa carriera lavorativa, nonché occasione di emancipazione e riscatto sociale. E’, quindi, importante cercare di avviare riforme che diano vita ad una politica seria di diritto allo studio, mediante cui ottenere anche quella credibilità necessaria per “comunicare l’Università al Paese”, come elemento necessario e indispensabile per la sua crescita e il suo sviluppo.
Innanzitutto, occorre destinare più risorse e investimenti alla formazione e alla ricerca. Entro pochi mesi, il nuovo governo Prodi che, nel suo programma, pone fortemente l’accento su questi temi, facendone una priorità assoluta per la rinascita del Paese, farà un accurato bilancio di ciò che è stato fatto, per poi eventualmente attuare misure e correzioni adeguate alla situazione.
L’On. Mussi ricorda come l’Italia abbia aderito all’Agenda di Lisbona, per la creazione di uno spazio europeo della formazione e della ricerca e, per quanto riguarda l’Università, al “Processo di Bologna”, i cui scopi sono: armonizzare le politiche; investire in formazione e ricerca; mirare all’obiettivo della “società della conoscenza”.
Indubbiamente, la difficile situazione economica italiana non sarà d’aiuto: l’On. Mussi sottolinea come non ci si possa aspettare che il 2006/2007 possa essere un biennio di abbondanza ma, nel suo programma politico, la coalizione di governo si è impegnata a destinare il 2% del Pil alla ricerca e allo sviluppo (si tratta di recuperare lo 0,9% del Pil – circa 10 miliardi di euro) e cercherà di realizzare questo obiettivo; oltre che puntare anche su interventi sul mercato dei capitali e sul sistema fiscale (si specifica: non nuove tasse, ma sgravi più generosi per chi investe nel settore).
In questo periodo storico, inoltre, risulta necessaria anche una maggiore internazionalizzazione, per giungere ad una Università più cosmopolita. Ma la mobilità internazionale comincia dalla mobilità nazionale, che attualmente, in Italia, è molto ridotta, sia per questioni di cultura, che per ragioni economiche: bisogna, quindi, creare maggiori condizioni per poterla favorire e questo è possibile solo attraverso una crescita della società nel suo complesso.
Il sistema dei dottorati e delle scuole di specializzazione e formazione dovrà essere rivisto, dal momento che non risulta efficiente.
E’ in previsione l’elaborazione di una legge che cercherà di garantire maggiore rigore e serietà per quel che riguarda le commissioni che dovranno studiare le nuove riforme; valutare quanto è già stato fatto e ripartire i fondi tra le Università: l’On. Mussi si è assunto l’impegno di creare commissioni i cui membri avranno un solo incarico, per una questione morale, di trasparenza, con l’obiettivo primario di evitare che le commissioni possano diventare vere e proprie concentrazioni di potere.
Così come dovrà essere rivisto (ed eventualmente abolito) il sistema delle convenzioni, per cui alcune categorie di studenti possono laurearsi con meno esami di altri, perché vengono riconosciuti dei crediti, per es., a coloro che lavorano presso Ministeri ed altri Enti. La convenzione, infatti, è un accordo in base al quale l’università abbuona alcuni esami a fronte di studi, esperienze e corsi accumulati negli anni.
L’on. Mussi, al termine dell’incontro, annuncia che sono tre le leggi principali che cercherà di portare a termine, al fine di risolvere i problemi sopra indicati: l’istituzione di una Agenzia della valutazione; una riforma della governance universitaria e, soprattutto, un programma che permetta l’ingresso costante di “ondate” di nuovi giovani ricercatori nell’Università italiana, con garanzie di meritocrazia e di stabilità.
Non ci resta che attendere per constatare, poi, nei fatti che cosa verrà realizzato allo scopo di rilanciare un settore estremamente vitale per il futuro del Paese.
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