PERIODICO DEL DIPARTIMENTO DI RICERCHE EUROPEE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
29
Paola Piccollo
Sul Caporalato nel meridione
Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. E’ nelle campagne di queste regioni italiane che si possono incontrare coloro che vengono definiti come “i nuovi schiavi”: lavoratori immigrati e clandestini, sfruttati come manodopera in agricoltura dai Caporali, persone che assoldano, per conto di imprenditori agricoli e industrie alimentari, in cambio di una tangente, braccianti agricoli disoccupati, sottopagandoli e trasportandoli sul posto di lavoro con mezzi propri, quindi, in nero.
Il fenomeno del Caporalato è presente ed è largamente diffuso soprattutto nel Meridione, dove solo nelle campagne pugliesi sono circa 40.000 i lavoratori sfruttati e senza diritti, di cui 10.000 immigrati e il resto donne.
Inammissibili e vergognose sono le violazioni dei diritti umani che vengono condotte nei loro confronti: si stima che l’80% non abbia mai avuto accesso a cure sanitarie e che vi sia una crescente diffusione di patologie legate alla durezza del lavoro nei campi e all’assenza di tutele e di sistemi di prevenzione adeguati. Inoltre, la maggioranza dei lavoratori, in genere, arriva sano e si ammala sul posto di lavoro.
Drammatiche sono le condizioni di vita e di lavoro: dieci ore di duro lavoro ed una “retribuzione” che non supera i 20 euro al giorno, il 40% di loro vive in edifici abbandonati e fatiscenti, oltre il 50% non dispone di acqua potabile, mentre il 30% non ha elettricità e il 43,2% manca di servizi igienici.
Il 30% ha subito una qualche forma di abuso, violenza o maltrattamento negli ultimi sei mesi e, nell’82,5% dei casi, l’aggressore era italiano.
Si tratta, soprattutto, di giovani di età compresa tra i 16 e i 34 anni, provenienti principalmente dall’Africa sub-sahariana, ma anche da Paesi dell’Est europeo (in particolare, da Romania e Bulgaria).
Purtroppo, il lavoro nero in agricoltura sembra, ormai, essere diventato la norma: l’ISTAT rileva che il suo giro d’affari rappresenta quasi il 40% del PIL agricolo e supera i 10.000.000 di euro.
Queste cifre, oltre che denunciare la diffusa illegalità (che va dall’evasione contributiva alla negazione più totale dei diritti del lavoro e della persona), denunciano anche come un terzo dei 15 miliardi di euro erogati dall’UE in agricoltura finanzino imprese in nero.
Il disastro di legalità in agricoltura mostra anche l’infondatezza dell’equazione “più flessibilità = meno lavoro nero”: infatti, nel mondo agricolo,vi è il massimo livello di flessibilità e precarietà (il 90% degli occupati è a tempo determinato) e il massimo livello di lavoro nero.
I Caporali si presentano come dei veri e propri “padroni senza legge”: dietro al fenomeno del Caporalato, infatti, vi sono imprenditori dell’agricoltura e industrie alimentari, piccole e grandi aziende, che quando devono assumere personale stagionale per la raccolta nei campi quasi sempre scelgono la “scorciatoia” del Caporalato, approfittando anche del fatto che, in ogni caso, i controlli sono inefficaci e, spesso, inesistenti: nell’ultimo anno, in provincia di Foggia (zona serbatoio di quasi tutte le industrie di trasformazione della raccolta di pomodori di Salerno, Napoli e Caserta), solo un imprenditore è stato arrestato per sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
Chi protesta rischia di perdere il lavoro, i ricatti e le violenze sono continue. I lavoratori non si sentono neppure adeguatamente tutelati dai sindacati che, del resto, hanno subito spesso minacce e attentati.
I Caporali, quindi, sono fortissimi e vi sono pesanti indizi secondo cui, dietro a molti di loro, ci siano interessi mafiosi: la criminalità organizzata, infatti, avrebbe individuato da tempo nella gestione del mercato del lavoro da parte del Caporalato in agricoltura uno spazio da occupare non solo come intermediario, ma come gestore diretto delle attività produttive.
Del resto, il tasso di pericolosità delle mafie più che dalle armi che riescono ad avere a disposizione, è dato dal consenso che riescono a creare, dalla capacità di penetrare nell'ambito di determinate categorie sociali e di accumulare ricchezza attraverso forme alternative a quelle solitamente utilizzate (ossia, il traffico di stupefacenti, le estorsioni e le rapine).
Organizzazioni criminali che si trasformano sempre più in imprese, in centri di potere economico-finanziario.
Recentemente, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante una sua visita in Puglia, ha rilasciato una dichiarazione importante: “Più lavoro e più lavoro garantito contro fenomeni di spaventosa regressione, che calpestano i diritti e mettono in pericolo la vita dei lavoratori”.
Lo scorso 14 settembre 2006, un gruppo di senatori ha avanzato una proposta per l’istituzione, presso il Senato della Repubblica, di una Commissione di inchiesta parlamentare sull’impiego di manodopera straniera in agricoltura nel Mezzogiorno, con lo scopo di far luce sul fenomeno del Caporalato, sottolineando come questo sia in aperto contrasto con la Costituzione italiana e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nonché sostenendo la necessità per l’Italia di ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie (adottata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1990 ed entrata in vigore nel 2003).
E mentre i sindacati ribadiscono la loro volontà di proseguire la lotta, il Comitato dei diritti umani, una istituzione nazionale indipendente per la promozione e la protezione dei diritti umani, lancia un appello dal titolo “No al Caporalato. No allo sfruttamento della manodopera” (www.comitatodirittiumani.org), a cui hanno aderito personaggi di rilievo come Dario Fo, Lilli Gruber, Moni Ovaia, Achille Occhetto e molti altri.
Con il nuovo Ddl, il Consiglio dei Ministri (nei cui prossimi impegni di governo figura anche il superamento della legge fallimentare sull’immigrazione “Bossi-Fini”) ha previsto una serie di pene contro lo sfruttamento della manodopera che prevedono il carcere dai tre agli otto anni e una multa di 9.000 euro. Le pene sono, poi, maggiorate se gli occupati sono minori di 16 anni o stranieri clandestini, ed è prevista anche la possibilità del sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l’occupazione illegale di almeno quattro lavoratori irregolarmente presenti in Italia. Inoltre, il decreto prevede che allo straniero sia concesso uno speciale permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, qualora vi siano rischi accertati per la sua incolumità.
Infine, vengono introdotti nuovi parametri per l’individuazione del reato per grave sfruttamento della manodopera: retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali, sistematiche gravi violazioni dei requisiti di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, nonché della disciplina in materia di orario di lavoro e di riposo settimanale.
Del resto, non bisogna dimenticare come il fenomeno del Caporalato non riguardi solo il Sud e i lavoratori immigrati, bensì tutta Italia (essendo diffuso in molte imprese e cantieri - soprattutto, in quelli che si occupano della realizzazione di grandi opere - presenti in tutto il Paese, compreso il ricco Nord) e gli stessi lavoratori italiani.
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