"Il 9 marzo tocca alla Spagna. Un mese più tardi sarà la volta di noi italiani. Per questo e per altro (sorpassi annunciati e negati, «raids» di imprese iberiche -Telefónica, Banco Santander, Abertis ecc.- sulle praterie nostrane, confronti sulla borsa del turismo o sui piani per nuove infrastrutture), i «Cuginos» campeggiano sulle pagine interne dei maggiori quotidiani e sulle copertine dei settimanali (dal Venerdì di Repubblica del 18 gennaio, responsabile dell’ardito neologismo, al Magazine del Corriere della Sera del 28 febbraio sotto il segno rispettivamente di Penélope Cruz in look andaluso e del premier Zapatero). Con alcune somiglianze davvero imprevedibili. In punto di bipartitismo, ad esempio (consolidato e tendenziale, rispettivamente). Là frutto istituzionale di un sistema elettorale «machiavellico» . Da noi, prodotto del fallimento della frammentazione partitica e degli apparentamenti innaturali che scontano la governabilità formale con l’ingovernabilità sostanziale. E poi di dialettica fra centralismo e autonomie: devolution e presenza di partiti nazionalisti baschi e catalani (ma anche canari o galiziani), cui al di qua delle Alpi rispondono la Lega, il siciliano Movimento per l’Autonomia e via elencando, con le derive federaliste d’ordinanza. Ma le somiglianze finiscono qui. Il clima politico, gli umori diffusi, la fiducia nel futuro non potrebbero essere più diversi..."
Il saggio è diponibile in allegato.